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Mountain sunset

Negli ultimi anni ho acquisito una passione morbosa verso le montagne e la natura impervia. Avevo una settimana libera a fine novembre, un amico che mi ospitava ( che non finirò mai di ringraziare ) e l’attrezzatura adatta. Sapevo fin dall’inizio che sarei stato per la maggior parte del tempo da solo. Questo non mi ha fermato. Anzi, mi ha spinto ad andare più lontano possibile, più lontano di me. Mi sono trovato in situazioni abbastanza pericolose, con il cuore in gola e il freddo che brucia.

Il silenzio della val di Funes lo porto sotto la mia pelle, un silenzio denso, pesante, quasi difficile da respirare, un silenzio totalizzante che porterò sempre con me nei momenti di confusione.
Ho avuto paura, mi sono spinto troppo oltre, trovandomi spesso a notte fonda ancora lontano dalla macchina, in posti impervi, non segnati da sentieri, solo perchè la luce mi ispirava o la brezza aveva una temperatura diversa o le geometrie degli alberi mi ricordavano persone immobili; solo per vedere se ero in grado di spingermi fin la, per spostare i miei limiti più lontano da me.

Viaggiare da solo dopo un po’ diventa un’esigenza. All’inizio lo fai per metterti alla prova, ti lanci dentro l’aeroporto attraverso chilometri di nuvole in posti sconosciuti solo per vedere se è vero che è li che si scopre qualcosa in più di se stessi. Il problema è che così si innesca una sete che non riesci mai a far passare, viaggio dopo viaggio. Attraverso porte diverse, attraverso mani e sapori lontani.

Da dove viene la curiosita’? La voglia che spinse i colonizzatori ? Era solo voglia di ricchezze o c’era altro? L’ignoto che chiama.