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cabin under the mountains

Fin da piccolo sono stato attratto dai luoghi abbandonati.
Forse perchè ho sempre pensato che una parte di noi rimanga ovunque passiamo, una piccola molecola, un agglomerato di proteine forse; e quindi il concetto di abbandonare mi risulta strano, difficile da comprendere.

Mi piace entrare e cercare vite passate tra trucioli e pezzi di vetro rotto. Chiedermi il perché e rispondere diversamente ad ogni passo. Essere solo in un palazzo che un tempo è stato stracolmo.
Credo che le pareti possano impregnarsi di ricordi. Attraverso i microfori del cemento armato forse si può ancora sentire il brusio di voci indistinte.
Credo che le finestre mantengano dentro di loro, in qualche angolo, il ricordo di ciò che le attraversa, insieme agli aloni di fronti appoggiate e di mani a premere. Credo siano una delle migliori rappresentazioni del nostro cuore.

Cosa sarà successo il giorno prima dell’abbandono? Ci sarà stato un momento ben definito in cui si è deciso di abbandonarlo? Un taglio netto, tra i ricordi e la quotidianità. Oppure è stato un progressivo e lentissimo allontanamento?

Non ho piu’ tempo di cercare questi luoghi, di perdermi dentro il loro passato, ma spesso mi capita di incontrarne.
Nei miei viaggi, nelle mie esplorazioni esasperate, credo sia un impulso nascosto che mi porta a cercare questi posti inconsciamente.

Così, spesso mi capita di trovarmi davanti casupole come queste che vedete nelle foto. A dire la verità ho l’hard disk pieno di casupole abbandonate perchè ora ne subisco soprattutto il fascino estetico.

É, in realtà, una somma di fattori. L’amore per la montagna, che prima non avevo, che da piccolo quasi odiavo, ora preme dai polmoni sulle coste, ad ogni respiro. Così come prima cercavo fabbriche e capannoni dismessi, ora cerco piccole casette malmesse. Di legno, di cemento, sotto grosse rocce o immerse nella neve, non penso più solamente al loro passato, o meglio, lo faccio ma per pochi secondi. Penso invece a che bello sarebbe abitare posti del genere.

Riempirli di libri a tappezzare tutte le pareti, con una piccola stufa e uno sgabello. Fa tutto parte della mia costante voglia di evadere, della mia natura da eremita, che si nasconde ma in realtà é sempre presente. Mi immagino già i colori, la luce fioca, il fumo chiaro.

Voi riuscite ad immaginarlo?