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Questo blog è un’esigenza. Non sono in grado di pianificare sul lungo termine. Tutto quello che faccio e mi succede non é pianificato o lo é stato poco prima.
Questo è quello che mi è successo con la fotografia, questo è quello che mi è successo con i viaggi. Scoperte più o meno casuali che hanno spezzato la mia vita in maniera lenta ed inesorabile.

Il lupo della steppa non è in grado di provare sentimenti pacati, misurati, non è in grado di adattarsi a un comportamento socialmente accettato. Il lupo della steppa sente, e quando sente si immerge nelle sensazioni completamente, perdendo anche la coscienza di se stesso. Proprio come succede ad Harry Haller nel libro di Hesse a me è successo con il “lupo della steppa”. Il libro mi trovò in un momento più o meno normale della mia vita, mi accorsi più tardi che non era un libro comune per me, ma stavo leggendo di me stesso. Non erano istruzioni ( magari ) era una descrizione narrativa.

Le emozioni che provo così forti, la musica che mi colpisce in maniera così irrazionale e i colori che mi accecano spesso anche al buio, soprattutto immersi nelle ombre. Sono solo derive del mio essere portato a sentire di più

“Cio’ che invece mi accade nelle rare ore di gioia, cio’ che per me e’ delizia, estasi ed elevazione, il mondo lo conosce e cerca e ama tutt’al piu’ nella poesia: nella vita gli sembrano pazzie. Infatti se il mondo ha ragione, se hanno ragione le musiche nei caffe’, i divertimenti in massa, la gente americana che si contenta di cosi’ poco, vuol dire che ho torto io, che sono io il pazzo, il vero lupo della steppa, come mi chiamai piu’ volte, l’animale sperduto in un mondo a lui estraneo e incomprensibile, che non trova piu’ la patria, l’aria, il nutrimento.”

Da lupo della steppa ho sempre cercato un modo per esprimere il mio sentire. La fotografia mi è capitata tra le mani all’improvviso e la mia natura mi ha portato a farla completamente mia, ad usarla come mezzo per decodificare i colori della mia anima. Non sono i colori che vengono decodificati dal sensore, sono le mie sensazioni che vengono impresse attraverso esso.

Il viaggio è stato una conseguenza. Ho scoperto che il viaggio è un impulso naturale, che ci appartiene da sempre, ma a differenza di ogni istinto ha bisogno di una forza iniziale per essere innescato. Questa forza si può trovare in se stessi o attraverso altri mezzi o persone. Io l’ho trovata grazie alla fotografia ed alcune dinamiche più complesse che tutti noi prima o poi siamo costretti ad affrontare e che ci portano a volerci allontanare da noi stessi il più possibile e il più velocemente possibile. Si scopre solo più tardi che in realtà non ci si è allontanati da se stessi, ma il contrario.

Il mio essere lupo della steppa mi ha portato ad affrontare il viaggio come ogni altra sensazione: completamente, totalmente, in maniera quasi dolorosa.
Mi sono immerso nel viaggio come se fosse una sensazione, come se fosse un sapore. Non ne sono mai sazio. Credo sia una conseguenza naturale dell’essere lupo, la costante ricerca di un luogo che ci appartenga.

Questo è un altro problema, la società ci spinge a vedere noi stessi come individuo. In realtà dentro di noi siamo una moltitudine e non esisterà mai solo un unico posto che ci appartiene. Nascosti, dietro alberi, sotto rocce od oceani: ognuno di noi appartiene a posti segreti e ne subisce il richiamo costantemente, mentre si fa la doccia, mentre ride per la battuta di un amico.

Da lupo mi sono arreso al richiamo di questi posti nascosti, di questi posti segreti che sono quasi templi. Paracetamolo per l’anima.

Questo Blog aiuterà me a ricordare i dettagli che sto perdendo tra i chilometri, e spero che spingerà voi a trovare i vostri posti nel mondo.

Ah, dimenticavo, K è il diminutivo del mio cognome. Ci manca poco che anche mia madre mi chiami così, quindi accomodatevi.

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