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Slovenia

Gear

Boundary Supply Prima system Backpack
Sony Alpha 7 mark 2
Dji mavic pro
Manfrotto ( unused )
Casual clothes ( 2 changes )
minolta 59 mm f1.4 ( unused )

The Slovenian K Experience

Come vi ho già detto qua, io adoro i Roadtrip. L’adattarsi costantemente, la libertà struggente, l’asfalto di una nazione diversa sotto gli pneumatici che girano; fermarsi all’improvviso in un posto non segnato ad osservare gli attimi allungarsi sopra l’ombra della macchina, già pronta, in attesa del prossimo tramonto.

A fine settembre 2018 io e Hamza Tokmic decidemmo di andare in Slovenia a bordo della mia Giulietta. Ero abbastanza sicuro su cosa avrei visto o trovato. Lo scopo principale del viaggio era vedere il lago di Bled e le immediate vicinanze.

Bhé, finimmo con lo stare a Bled solo qualche ora.

Prenotammo un ostello tramite booking. Con la macchina a portata di mano risparmiammo molto, l’offerta nei dintorni di Bled e non in centro è molto varia e conveniente.

L’ostello poi era tale solo per il prezzo. La camera era piccola, ma pulita e ordinata, inoltre avevamo il bagno privato.

Eccolo.

Primo Giorno

Il primo giorno piovve. Quelle piogge sottili ma insistenti, che sembrano infilarsi ovunque.

Adoro queste situazioni, dove normalmente si aspetterebbe il placarsi della pioggia o si cercherebbe di fare qualcosa al chiuso. Io sono spinto ad uscire, proprio quando la situazione é avversa, sono spinto fuori. Le foto più belle non arrivano da sole o in belle giornate senza nuvole, vengono da situazioni difficili, con nuvole grandi come nazioni o attraverso spiragli di nebbia fitta e densa, tagliata dal sole solo a mezzogiorno.

 

Quindi comprammo due poncho in un negozio locale e andammo ad incontrare una ragazza del posto. Ci portò in un parco nazionale che a suo dire era molto turistico per le famiglie, ma noi non ne avevamo mai sentito nominare.

Lo Sloveno é una lingua abbastanza difficile e più lei mi ripeteva il nome mentre guidavo più io trovavo difficoltà a pronunciarlo.

 

La strada si snodava dolce sotto le montagne. La nebbia si infittiva sopra il manto scurissimo dell’asfalto, le mie pupille si dilatavano in quel confine sottile di solido catrame e acqua leggera. Cercavo qualcosa, un posto da poter ricordare, da poter tenere con me in ogni viaggio, da tenere come monito o come guida, impilarlo insieme ad altri posti sparsi nel mondo che si incastrano dentro me a comporre una forma non ancora definita.

Arrivammo a Logarska Dolina dopo molte curve e qualche piccolo angolo che chiedeva di essere fotografato. La valle si sciolse davanti a noi in parte nascosta dalla nebbia, come se avesse voglia di ergersi al di sopra di essa o attraverso.
In realtà ai nostri occhi non poteva essere più bella di così. Sotto la coltre di nebbia, con tutti i suoi segreti ben nascosti e i rumori enigmatici. Vista così non sembrava proprio un posto per famiglie, era antica e profumava di storia. Ci perdemmo diverse volte nel fitto bosco. Un po’ perché a causa di una frana il sentiero era sparito e un po’ perché facevamo foto ad ogni singolo passo.

Intanto continuava a piovere, il poncho era freddo e sudavamo perché eravamo in salita. Eravamo affamati, era quel posto che ci invitava ad essere esplorato, lo sentivo dietro le mie pupille.
Raggiungemmo la cascata Rinka seguendone il suono attraverso coltri di nebbia più o meno spessa.
L’acqua della cascata si mischiava alla pioggia ed era indistinguibile. Sembrava cadere dalla nebbia stessa. Arrivati a quel punto non potevamo assolutamente fermarci. Decidemmo di raggiungere la fonte della cascata. Il sentiero era tanto bello quanto impervio. Una serie di scalini scivolosi e scuri, poi passerelle su torrenti attraversando la nebbia man mano che si saliva. L’aria era densa di pioggia, sembrava di bere invece che respirare.

Era bello stare li, solo noi tre, immersi nella nebbia, con i cuori in gola e la voglia di salire ancora.

Raggiungemmo la fonte, nascosta dentro una caverna di pietra e bevemmo. Era un omaggio a quel giorno stupendo.

Secondo Giorno

Bled Drone view

Il secondo giorno il meteo fu decisamente migliore quindi decidemmo finalmente di visitare Bled.
Non sono particolarmente attratto da posti così famosi. In posti del genere quasi mi dimentico come usare la macchina fotografica. Tutto quello che vedo lo sento come una copia, devo cercare nuove luci, nuovi colori, altre prospettive. Cercammo un sentiero dietro il camping del lago per ottenere la classica vista dall’alto sul lago. Qualche scatto con il drone ed eravamo a posto.

 

Il nostro spot principale, quel giorno, furono le gole del Vintgar. Solo pochi chilometri dopo Bled, ma con quel mood che sentivo sotto le tempie lungo tutto il viaggio in Slovenia; Storie, nebbia, vecchi falò, canzoni e legna.

 

Le gole del Vintgar sono una bellissima passerella di legno che come un serpente si snoda dentro la cicatrice scavata dal fiume Radovna tra i monti Hom e Borst.
Passeggiare lungo il sentiero è facile e veramente bello; facendo anche una tonnellata di foto e video con il drone ( scoprii solo alla fine del percorso che era vietato ) ci impiegammo solamente un paio d’ore.

 

Dopo la camminata una leggera birra Slovena è d’obbligo. Poi di corsa a Lubiana per una buona cena e alla scoperta di qualche bel locale. Una delle cose più belle della Slovenia è che i distributori GPL sono ovunque, tantissimi e aperti 24 ore su 24, quindi girare con la mia Giulietta è stato semplicissimo.

Terzo Giorno

Il terzo giorno decidemmo di renderlo ancora più selvaggio. Nonostante fosse a più di un’ora di distanza da dove dormivamo decidemmo di raggiungere il passo Vrisc. Con i suoi 1611 mt é il passo più alto delle alpi Giulie. Cinquanta curve tra altissimi e innumerevoli alberi. Ad ogni curva la luce sembravava flettersi secondo l’asfalto, attraverso i tronchi e le fronde degli alberi. Ci fermammo moltissime volte a scattare foto e rischiare la galera con il drone ( già, niente drone anche qua ).
Non eravamo pronti al freddo che ci aspettava nel punto più alto del passo. Iniziammo a camminare seguendo uno dei tracciati più ripidi e brevi cercando di scaldarci passo dopo passo. Non funzionava. Tornammo sui nostri passi per riposarci al rifugio locale. L’atmosfera all’interno era surreale, il rifugio era pieno di ogni tipo di viandante. Tutti ridevano, alcuni mangiavano, altri urlavano mentre la montagna lì fuori ci stava aspettando.

 

Mangiammo un goulash ustionante e mitigammo il tutto con una birra. Fuori il tramonto iniziava a dipingere le montagne. Quel colore iniziò a chiamarci con insistenza in un crescendo di sfumature.
Uscimmo non curanti del freddo che nel frattempo era anche peggiorato. Nella nostra mente si formavano foto su foto, si sovrapponevano a creare nuove sfumature, nuove montagne, nuove valli. Nuovi posti vergini. Completamente congelati, tornammo alla macchina quando il sole sparì dietro le montagne.

Quarto Giorno

Il quarto giorno decidemmo di non allontanarci troppo da Bled quindi andammo al vicino Bohinj lake. Eravamo ancora sopraffatti dalla bellezza del passo Vrsic e ci godemmo più la strade del lago in sé. Ai nostri occhi era troppo semplice e turistico, noi stavamo ancora cercando bellezze veloci ed aspre.
Trovammo una cascata poco lontana ( Savica ), una breve ma intensa salita con una vista bellissima sulla valle.

 

La strada per tornare verso Bled sarebbe stata breve quindi deciddemmo di allungarla e di mettere alla prova le strade Slovene. Così piena di curve, così stretta, lungo chilometri e chilometri di campi. Alcune volte sembrava sparire dentro vecchie case. Altre volte eravamo solamente noi, la strada e le montagne.

La Slovenia é una terra rozza, piena di meraviglie. Ha bisogno di tempo, molto più tempo. La sua bellezza é nascosta dietro colline verdi e rigide salite tra rocce scivolose e scure. Il posto perfetto per chi come me non sa come fermarsi ed é costantemente affamato di nuove scoperte e luoghi selvaggi. Proprio come un vecchio lupo.

109 foto prodotte
1422 chilometri percorsi
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