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man standing in autumn

Ogni  anno mi trovo a respirare questa stagione senza accorgermene. Una transizione invisibile che ribalta le mie cromie.

Ogni anno di più, adoro l’autunno, ma perchè?

Non per i maglioni, le coperte pesanti, le giacche, no; c’è qualcosa di più profondo, più subdolo. Qualcosa che ci spinge ad uscire anche se fa freddo, anche se il tempo è scuro.

L’autunno è il memento mori delle stagioni; un lento degradarsi dell’esistenza, dell’essenza verde che ci circonda.

Uno spazio stretto e fugace tra due stagione lunghe e costanti, opposte come sorelle. Alcune volte nemmeno arriva, si perde tra i tramonti estivi e le giornate corte dell’inverno, è un concetto labile, una parola preziosa detta sottovoce solo una volta. Un brivido.

Drone shoot of the Arpy lake in autumn

Lo respiriamo tutti, l’ossigeno dell’anno che torna sottoterra. Si nasconde, si mescola con il fango, con la pioggia. Nelle piogge, nel freddo, nel vento, si accende.

Intanto le punte degli alberi si tingono come frecce al cielo. E’ il sangue dei giorni, l’orma del sole sulle foglie.

Dietro sale la nebbia a divorare i colori e la luce.

Nell’attesa della notte l’autunno è la boccata avara che respiriamo attraverso gli occhi, la pelle e i polmoni rossi.

Autumn oranges

E come l’autunno cadono le parole e le immagini che le compongono si mescolano nei miei occhi, spasmi rossi, gialli, accesi.

Ed e gia inverno.

Foto scattate al Lago d’Arpy – Valle d’Aosta
Grazie anche all’aiuto di Francesco Perez